
Questa volta me la sono proprio cercata!
Prendere il sole integralmente nuda su di una spiaggia, per quando deserta, non ti fa passare inosservata.
Il mare fuori stagione mi ha sempre donato una sensazione d’estrema libertà: le spiagge deserte, il silenzio e solo il profumo del mare intorno mi costringono a cercare il massimo contatto con quella natura che sento solo per me.
Così, quel giorno, mentre mi recavo da sola in una caletta isolata che avevo scoperto nei pressi del residence dove alloggiavo con il mio uomo, sognavo il piacere del sole di fine maggio sulla mia pelle. Un sole dolce, caldo ma delicato, che non ti brucia come in piena estate ma ti accarezza sensuale… come un amante.
Sul limite del bagnasciuga osservai con attenzione tutto il litorale che potevo scorgere e non vidi quasi nessuno, almeno nelle mie vicinanze. Oltre al resto la cala non era visibile dal sentiero, occorreva sapere che esisteva per scendere. Quindi stesi l’asciugamano e mi spogliai del corto pareo e della maglietta in cotone leggero. Levai anche il reggiseno del costume e mi stesi.
Era un piacere immenso godermi quel sole da sola, senza neppure il mio uomo a fare da contorno alle rocce rosa che si tuffavano nel mare. Ben presto vinsi il timore d’essere scorta e mi sfilai anche gli slip.
In questo modo trascorsi buona parte del pomeriggio, mezza stordita dal calore del sole, dolcemente appisolata. Solo l’istinto mi faceva voltare periodicamente nel tentativo di guadagnare un’abbronzatura uniforme.
Sul tardi, saranno state le 17:30, una folata di vento più fresca del solito mi risvegliò. Ero supina e sentivo la schiena calda, quindi pensai di voltarmi ma in quel momento mi parve di percepire un rumore poco sopra di me. Senza dare segnale d’essermi accorta aprii gli occhi e cercai lungo lo stretto sentiero che scendeva da quello principale: c’era qualcuno.
Un ragazzo mi fissava immobile sopra di me, si trovava a non più di una decina di metri quindi aveva un’ottima visione del mio sedere bello esposto al sole. Rimaneva fermo in silenzio ad osservarmi. Pensai che doveva essere stata una bella sorpresa per lui scovare una donna completamente nuda stesa sulla spiaggia. Sentivo il suo sguardo su di me e la cosa mi piaceva.
Lentamente mi voltai sulla schiena tenendo gli occhi chiusi, non volevo se ne andasse, e mi rilassai al sole. Sapevo che era sempre lì, mi pareva di cogliere il suo respiro nonostante il suono della risacca. Dentro di me ero combattuta tra il desiderio di privacy e la voglia di giocare con il mio ignoto osservatore: vinse la seconda.
Divaricai leggermente le gambe e le raccolsi, quindi spinsi in alto il bacino sollevandolo da terra e sistemai il telo sotto di me, l’idea era quella di servirgli una visione completa del mio pube quasi completamente depilato e del resto del corpo sporgendomi verso lui.
Giocai ancora cambiando spesso posizione sin che non guardai nella sua direzione e non lo trovai più. Non so per quanto era rimasto lì a spiarmi, ma di certo non si era perso molto del mio improvvisato spettacolo.
Dimenticai presto quel fortuito incontro, languidamente abbracciata dal sole rimasi sulla spiaggia sin che non venne in ombra. Decisi quindi di tornare al nostro appartamento per una doccia e quindi pensare alla cena; non avevo voglia di rivestirmi completamente: infilai solo gli slip del costume e la maglietta, quindi legai il pareo in vita e m’incamminai a piedi nudi verso il sentiero.
Mi piace la sensazione della terra sotto i piedi, ma non amo le pietre!
Quindi prima di prendere la via che lasciava le spiagge ricoperta di piccoli sassi decisi d’indossare i sandali; mi serviva, però, un posto dove poggiare la mia borsa da spiaggia. Il bar che in stagione doveva lavorare intensamente era ora deserto ma i lunghi tavoli di legno offrivano un appoggio ideale.
Varcai la soglia della veranda e posai il borsone per cercare al suo interno le calzature, mentre le posavo a fianco ebbi la sensazione di non essere sola. Mi voltai e vidi un ragazzo nell’ombra intento a digitare sul suo telefonino.
- Ciao! – lo salutai
- Salve… - rispose lui dopo qualche istante notevolmente imbarazzato.
Non ci feci caso e mi chinai per posare i sandali a terra. Voltando lo sguardo verso di lui, però, notai che cercava di puntare il cellulare verso di me, come per scattarmi una foto. All’improvviso mi il suo viso mi tornò alla memoria: era lui che mi osservava mentre prendevo il sole. Non ero particolarmente dispiaciuta di questo fatto, oltre al resto mi ero messa a giocare con lui che senza dubbio mi aveva scattato qualche foto con il telefono.
Non resistetti alla tentazione e gli domandai:
- Come sono venuta?
Lui mi fissò per un lungo istante, potevo essermi sbagliata ma il rossore sulle sue guance mi diceva che ero nel giusto. Allora riprovai:
- Come sono venute le foto?
- Emm… ecco… io… - balbettò lui
- Su, fammele vedere… - lo invitai, poi notando la sua reticenza aggiunsi – Quando ho deciso di prendere il sole nuda sapevo che potevo essere scorta!
Mi avvicinai per pormi al suo fianco e guardare nello schermo del telefono. Vidi l’ultima immagine che mi aveva scattato mentre mi accingevo a cercare nella mia borsa.
- Dai, fammi vedere le altre… sono curiosa.
Lui, sempre più imbarazzato, azionò qualche tasto ed apparve una mia immagine sulla spiaggia. Il telefono era già dell’ultima generazione, con una buona fotocamera, ma l’immagine era ripresa da lontano: ero ancora di schiena.
Quindi lui fece scorrere lentamente tutte le altre, riprese da una distanza minore.
- Belle! – gli dissi.
- Senti… le cancello subito. – propose lui.
Meditai un istante e, poco prima che lui iniziasse ad eliminarle, dissi:
- Aspetta… non cancellarle, cosa ci volevi fare con queste foto?
- Beh… ecco… riguardarmele! – rispose lui.
- Riguardarle e basta? – domandai maliziosa
- Sì… sì, solo questo! – affermò lui sempre più a disagio.
- Sicuro? – domandai insistendo
- Sì! – rispose quasi offeso.
- Non è che... poi… guardandomi… ti…?
- Cosa?
- Hai capito benissimo!
Mi allontanai da lui di qualche passo ponendomi poi dinanzi.
- Allora? – domandai ancora
- Beh… forse.
- Non ti devi sentire imbarazzato ad ammetterlo… in fondo mi fa piacere che qualcuno si possa masturbare guardando il mio corpo.
Lui mi fissò con gli occhi sgranati dallo stupore, ma non poteva immaginare cosa stavo pensando in quel momento.
- Avanti, fammi vedere!
- Cosa? – domandò ancora più stupito.
- Come fai, che effetto ti fanno quelle foto… fallo qui davanti a me!
- Ma…?
I suoi occhi evitavano accuratamente i miei, pensavo per timidezza ma poi notai che puntavano diretti sul mio seno che spingeva i capezzoli contro il cotone sottile della maglia.
Mi poggiai al muro del bar e aprii leggermente il pareo in modo da scoprire le gambe sino al pube.
- Sei eccitato, lo vedo!
Dai… toccati davanti a me! – lo pregai con la voce più eccitata che mi riusciva.
Lui s’infilò la mano destra sotto il costume e la chiuse intorno al pene, quindi con la sinistra abbassò il bordo ed iniziò a menarselo lentamente. Inizialmente non osava fissarmi, poi i suoi occhi presero a scorrere sul mio corpo. Vidi il suo sesso acquistare una sempre maggiore erezione, mi stavo eccitando!
Fissavo senza imbarazzo o pudore la sua mano che scorreva sul pene scoprendo completamente il glande prima di tornare su a coprirlo. Lentamente, molto lentamente, si stava masturbando dinanzi a me.
Non resistetti e lasciai scivolare la mia mano sotto il costume imitandolo. Divaricai le labbra e cercai il clitoride. La mia espressione dovette essere micidiale per lui che si fermò all’istante. Decisa a giocare con quel ragazzo mi sfilai gli slip per aprire poi completamente il pareo.
- Non ti fermare!
Mentre lui riprendeva a menarselo io mi infilai un dito nella vulva gemendo. Il ragazzo mi fissava sconvolto e sempre più eccitato. Ero tentata di stuzzicarlo sino a vederlo eiaculare lì in piedi dinanzi a me, ma…
- Ora basta! – gli dissi.
Lui si fermò all’istante pur soffrendo.
Mi allontanai dal muro per raggiungere un massiccio tavolo in un angolo più riparato, mi accomodai sopra e, dopo aver divaricato le gambe, lo invitai:
- Vieni qua e levati il costume.
Lui mi raggiunse incespicando nei boxer che gli erano scesi sino ai piedi.
- Fammi sentire la tua lingua! – lo incitai
Lui comprese all’istante: s’inginocchiò dinanzi a me e dolcemente poggiò la lingua sulla mia femminilità. Un tocco delicato ma mirato che mi fece contrarre dalla fitta di piacere. Dolcemente mi lasciai cadere sui gomiti e spinsi il pube verso il viso del ragazzo per godermi le lunghe carezze della sua lingua. Pochi istanti ed ero già completamente eccitata, umida e ricettiva.
- Alzati… ti prego alzati!
Lui allontanò lentamente il viso dalle mie cosce senza dimenticare di baciarle.
Sollevai la schiena dal tavolo e me lo ritrovai dinanzi. Fissandolo negli occhi allungai una mano sino al suo sesso e lo afferrai. Mentre lo menavo dolcemente gli chiesi:
- Questo va ben oltre ad ogni tuo sogno… vero?
- Sì… sì – ammise lui mentre serrava gli occhi.
- Ed ora cosa stai sognando?
Lui non rispose, allora insistetti:
- Dimmi… ti faccio venire così o…
Non terminai la frase, lo volevo dentro.
Lo trascinai per il membro guidandolo tra le mie gambe sino a portarlo sulla vulva, me lo guidai dentro dopo aver divaricato le grandi labbra con il suo glande. Lui spinse delicatamente penetrandomi per un certo tratto, allora mi lasciai cadere giù mentre lo incitavo a spingere a fondo.
Poco alla volta prese il mio ritmo, mi muovevo sotto di lui aprendomi ad ogni affondo. Sentivo le sue mani cercare la mia pelle mentre sollevavano la maglietta sino a scoprire il seno. Mi accarezzava e si muoveva dentro di me: stavo godendo!
Il piacere saliva, sapevo di muovermi in modo da stimolarlo intensamente ma avevo troppa voglia di godere per preoccuparmene. Quando compresi d’essere quasi giunta spinsi sui gomiti e sollevai la schiena dal tavolo, lo fissai negli occhi e lo pregai:
- Fammi venire… Ora!
Lui incrementò il ritmo delle spinte e la loro intensità, lo sentivo entrare e riempirmi completamente il ventre con una regolarità esasperante, sin che l’orgasmo mi colse a metà di un respiro. Trattenni a stento un urlo ma non controllai i gemiti e le contrazioni del mio corpo. Durante quell’istante riuscii a guardare nella sua direzione, il viso del ragazzo testimoniava un piacere a stento trattenuto, poi…
Poi uscì improvvisamente da me ed eiaculò copiosamente sul mio ventre, sul pube e sul pareo che ancora mi cingeva la vita.
Lo ringrazia mentalmente, lui non poteva saperlo ma ero nel pieno del mio periodo feritile.
Mi lascia ancora una volta cadere distesa per riprendere fiato. Quando tornai a sollevarmi dopo qualche minuto lui era ancora lì tra le mie gambe che fissava lo sperma sulla pelle.
- Scusa… non volevo… - iniziò lui.
- Va bene così – dissi io con la voce ancora orgasmica – Il tuo seme sulla mia pelle mi piace.
Scivolai giù dal tavolo e abbassai il viso sino a baciargli il glande oramai rilassato.
- Io, forse, ho realizzato un tuo sogno… ma tu mi hai fatto davvero godere! – gli sussurrai.
Lui sorrise e mi fissò, seminudo, mentre infilavo gli slip del costume sopra al seme che ancora bagnava la pelle. Quando sistemai il pareo invita questo di macchiò dello sperma che aveva raggiunto anche l’ombelico.
- Ma… - iniziò lui.
- Ma? – domandai
- Ecco… sei tutta…
- Bagnata dal tuo sperma?
- Sì… non ti ripulisci?
- Mi farò una doccia in camera.
- Ma si vede che hai appena…
- Sì, non mi vergogno del mio piacere.
- Sei qui da sola? – domandò con una nota di preoccupazione.
- No!
Lo salutai ancora con un sorriso e mi avviai verso il residence ed il mio uomo al quale avevo qualcosa da raccontare.



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